Bibbia di Borso d’Este

Nel 1455 Johann Gutenberg vedeva nascere la sua bibbia stampata a caratteri mobili, ma in quello stesso anno si iniziava a dare alla luce una nuova bibbia seppur tramite una tecnica di realizzazione ben diversa da quella del tedesco. La bibbia in questione venne prodotta in Italia, più precisamente a Ferrara e la sua produzione ha fatto si che la storia del manoscritto italiano si arricchisse di un esemplare meraviglioso e prezioso nelle sue forme e decorazioni, parliamo della Bibbia di Borso d’Este.

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Borso d’Este

Duca di Modena e Reggio e nel 1471, anno della sua morte, anche di Ferrara, Borso d’Este era un sostenitore della letteratura e delle arti, nella sua residenza ferrarese istituì una grande e prestigiosa biblioteca di cui ne concesse la consultazione anche a studiosi e letterati dell’università, secondo Werner L. Gundersheimer nel suo Ferrara estense. Lo stile del potere, il Borso dava ai libri lo stesso valore che attribuiva agli umanisti ed agli artisti e li voleva in quanto, e nella misura in cui, essi contribuivano alla sua magnificazione.

Per accrescere dunque il suo patrimonio e prestigio decise di far realizzare una bibbia di unico splendore che fosse un codice liturgico a carattere enciclopedico, basato sul modello di un’opera voluta del padre Niccolò III, ovvero la Bibbia in francese miniata da Belbello da Pavia (1431-1434). A capo del progetto di Borso, ci fu il miniatore della corte degli Este, ovvero Taddeo Crivelli che insieme a Franco de’ Rossi stipularono il contratto di realizzazione il 2 luglio 1455 a Ferrara, lavori che iniziarono lo stesso anno e terminarono nel 1461. Il contratto firmato da Borso con gli addetti alla realizzazione dell’opera fu molto oneroso, i materiali utilizzati erano molto pregiati a partire dall’utilizzo della pergamena come foglio di scrittura, quest’ultima realizzata in una magnifica gotica italiana, una sopracoperta di panno ricamato con fili d’oro e fermagli in argento vennero a costare una cifra davvero cara, quasi quanto un contributo che un duca doveva all’imperatore per il rinnovo della propria carica.

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Nel 1598 gli Este trasferirono tutti i loro beni, tra cui dipinti, sculture e libri, nella sede ducale di Modena e qui rimase fino al 1859, quando la città divenne parte del nuovo Regno d’Italia, Francesco V venne esiliato nel Castello del Catajo, nel Veneto ancora austriaco e portò molti beni di famiglia, tra cui la Bibbia. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, la Bibbia viene venduta dalla sua ultima proprietaria, la principessa Zita di’Asburgo, in Francia a un antiquario, il codice fu poi acquistato dall’imprenditore italiano Giovanni Treccani, a Parigi nel 1923, su invito di Benito Mussolini ne fece dono alla Biblioteca Estense Universitaria di Modena dove ad oggi si trova ed è conservata.

Secondo alcune fonti scritte, lo scrivano fu Pietro Paolo Marone di Milano che riportò il testo biblico su due colonne e come già detto in precedenza la scrittura fu realizzata in una magnifica gotica all’italiana ed al suo interno possiamo trovare una o più miniature la cui immaginefa riferimento a quanto viene narrato.

L’opera era composta di 640 fogli divisi in due volumi (il primo 311 ed il secondo 293 fogli), tutte le pagine sono incorniciate da fregi con decorazioni floreali a colori, luminose rosette e figure dorate, da campi araldici e medaglioni che sfoggiano le armi ducali oltre a innumerevoli motti e simboli architettonici. Le scene figurate nelle iniziali istoriate sono realizzate nello stile dei più grandi maestri del pre-Rinascimento italiano come Pisanello, Mantegna e Piero della Francesca.

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Paraduro

Il testo del libro sacro che contiene il messaggio religioso del codice è affiancato da altri messaggi affidati alle miniature che si possono leggere   secondo   diversi   criteri. I messaggi possono essere interpretati solo mettendo in rapporto le figure con le azioni di Borso e del ducato Estense che tendevano a migliorare la politica e l’intero territorio governato. Tra le rappresentazioni più interesanti e particolari abbiamo il paraduro ovvero una diga costruita con pali attorno ai quali veniva intrecciata una siepe di graticcio per fermare la forte pressione esercitata dalle acque del fiume Po che spesso allagava la pianura ferrarese, a questa veniva poi legata una zucca, detta la viulina che funzionava come galleggiante per segnalare il livello delle acque del fiume. La raffigurazione di questo elemento simboleggiava la protezione del territorio da parte del duca, un significato quindi ‘’protettivo’’ nei confronti della città. Un altro elemento particolare presente nella Bibbia di Borso d’Este è il Worbas, una creatura fantastica, formata da un corpo di lince con una coda di pesce e ali di drago. Questa figura fantastica era molto presente all’interno della città di Ferrara. IMG_0274Il termine Worbas starebbe a significare il voler andare sempre avanti contro qualsiasi peripezia vi venga incontro, nella rappresentazione del Borso secondo alcuni studiosi, la figura del Worbas e dunque nell’idea dell’andare avanti è collegato allo sforzo e l’impegno con cui il duca ha risanato il territorio e permesso ai suoi abitanti una vita migliore. Molte altre raffigurazioni lasciano poi intravedere paesaggi tipici padani e danno   spazio   a   tantissime   figure   fantastiche, accompagnate da un ricco bestiario. La presenza di simboli, misteri e moltissimi altri significati all’interno di questa meravigliosa opera, è talmente vasta e affascinante che per questo motivo attira l’attenzione da secoli verso molti studiosi.

Le immagini che alleghiamo in questo articolo sono tratte da una riproduzione della Bibbia di Borso d’Este presente nella Biblioteca Statale di Montevergine, che ringraziamo per averci permesso di consultare l’esemplare.

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