Le Livre de la Cité des dames di Christine de Pisan

“Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio”

Christine de Pisan in una miniatura del “Maestro della Città delle Donne” in L’Epitre d’Otha à Hector.

Realizzato intorno al 1405 circa a Parigi,e ispirato a La città di Dio di Sant’Agostino,  formato da 79 fogli di una dimensione pari a 360×270 mm, completamente in lingua francese e decorato da nove splendide miniature, il manoscritto della città delle donne o delle dame, più correttamente in lingua originale Le Livre de la Cité des dames è la più grande opera realizzata da Christine de Pisan.

Nata a Venezia e dunque di origini italiane nell’anno 1365, da padre bolognese, Tommaso da Pizzano, si trasferì in Francia sin da piccola.

Il padre, laureato in medicina si era dedicato all’astrologia subito dopo i suoi studi e trasferitosi a Venezia cominciò ad affermarsi e ad avere una buona reputazione come astrologo tanto da suscitare le attenzioni del re di Francia, Carlo V, e d’Ungheria, Luigi il Grande.

Entrambi i sovrani inviarono, a Tommaso da Pizzano, una lettera in cui vi era offerta la possibilità di continuare il lavoro di astrologo presso la loro corte.

Dopo molte riflessioni il padre di Christine decise di accettare l’invito del re Francia.

Christine dunque ebbe la fortuna di crescere all’interno della corte francese e fu sin da piccola stimolata intellettualmente.

A sua disposizione vi era tutta la cultura conservata all’interno della grande Biblioteca Reale del Louvre, una delle più ricche e prestigiose d’Europa che conservava per la qualità e la quantità dei libri preziosi splendidamente miniati.

Il Louvre infatti, ha una lunga storia che risale sin dal 1200 e proprio grazie al re Carlo V nel corso del 1300 (circa 1337-1380), fu ampliato per includervi questa grande Biblioteca, andata poi in rovina per mano degli inglesi nel corso del Quattrocento.

Sposatasi a solo quindici anni, Christine restò presto sola per la prematura morte del marito intorno al 1389, lasciandola con tre figli.

Al tempo era consuetudine che le vedove si recassero in qualche convento per trascorrere il resto della loro vita ma lei scelse di restare sola, e fiera di questo, preferì occuparsi dei figli, diventò cosi una scrittrice e poetessa, riscuotendo molti apprezzamenti negli ambienti dell’alta società e diventando una delle più celebri scrittrici del suo tempo e simbolo nel corso dei secoli per molte donne.

Il manoscritto della città delle donne fu una delle sue ultime opere, come detto, ultimato intorno al 1405, descrive l’utopia di una città e di un mondo totalmente femminili.

L’esistenza di questo volume si deve molto probabilmente all’iniziativa del duca di Berry, per la concezione iconografica dell’opera, il miniatore, che ricevette il suo appellativo proprio da questo lavoro, sembra essere stato guidato della stessa Christine.

Di particolare bellezza per gli appassionati del mondo dei libri antichi, è sicuramente l’arte miniata che abbellisce i 79 fogli, in particolare, la miniatura che troviamo al foglio 2r con le personificazioni femminili della Ragione, della Sincerità e della Giustizia che appaiono alla poetessa, che la inducono a realizzare un’opera in difesa delle donne. La miniatura è divisa in due parti e se sulla sinistra possiamo analizzare quest’apparizione alla scrittrice, nella seconda metà vi è rappresentata la stessa nell’atto di costruzione delle mura della città, aiutata e guidata dalla Ragione.

Folio 2 recto – Le Livre de la Cité des Dames – “Miniatore della Città delle Donne”

Christine rappresentata all’interno delle scene con una cuffia bianca e un abito lungo di colore blu, nella scena di sinistra, legge il libro Lamentazioni di Matheolus, un libricino comico in cui un uomo di lamenta della vita coniugale, quando all’improvviso gli appaiono nella stanza le tre virtù, rappresentate ovviamente con sembianze femminili con i mani i propri attributi distintivi.

All’interno dell’opera vengono fatti molti esempi di donne che hanno avuto un altissimo senso morale accompagnato da sentimenti di pietà, saggia devozione, integrità, generosità. Questa città è popolata dalle donne migliori, cominciando dalla Vergine Maria, con Maria Maddalena e una lunga lista di Sante e Martiri, eroine, poetesse, scienziate, regine che offrono un esempio dell’enorme e creativo potenziale che le donne possono offrire alla società, tra queste vi sono anche Semiramide e Didone, fondatrici di Babilonia e Cartagine, l’eroina Griselda, Lucrezia che si suicidò dopo lo stupro e che offre lo spunto per emettere una legge giusta e santa che condanna a morte gli stupratori, Pentesilea che si oppone alla barbarie.

Obiettivo principale di Christine è senza dubbio il tema dell’educazione femminile, che avvertiva come fondamentale. L’impossibilità infatti di imparare, unita all’isolamento tra le mura domestiche, avevano causato la presunta inferiorità femminile e la sua assenza dalla scena culturale.

Miniatura – Le Livre de la Cité des Dames

Ma è una inferiorità di tipo culturale e non naturale, come si desume dai vari esempi che porta la scrittrice (Saffo, Proba, Novella, Ortensia e altre).

Contro chi argomenta che la donna è inferiore per origine, Christine (per bocca di Ragione) ribatte: «La donna fu fatta dal Sovrano Creatore. E dove venne creata? Nel Paradiso Terrestre. Con che cosa? Con una materia vile? No, con la più nobile creatura che fosse mai stata creata: era con il corpo dell’uomo che Dio la fece»

All’interno del suo lavoro più celebre, dunque, Christine introduce le reali comunità femminili storiche nell’allegoria di una città immaginaria, intendendo così creare uno spazio di autonomia e libertà per donne virtuose; spazio che lei non riesce a trovare nella sua reale esistenza.

Dai dialoghi che Christine instaura con le tre Dame che le appaiono durante la sua lettura, si riesce a comprendere il pensiero della scrittrice.

Christine cerca di esplorare i motivi dell’oppressione delle donne discutendo le ragioni della misoginia maschile, facendo leva sulla molteplicità di figure femminili che hanno portato importanti contributi alla civilizzazione e per farlo produce una lista di donne famose, mitologiche, donne dell’antichità e contemporanee, nei vari campi della giurisprudenza, della scienza e della filosofia.

Il Livre de la Cité des Dames venne scritto in risposta ai libri di Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, Sulle donne famose), Jean de Meun (autore del Roman de la Rose, un testo del tredicesimo secolo che dipingeva le donne solo come seduttrici) e del filosofo Mateolo, nonché di altri testi misogini e chiaramente avversi alla condizione femminile, intrisa secondo loro solo di dubbio, malinconia e intemperanza.

Oggi il manoscritto è conservato presso la Bibliotheque nazionale de France a Parigi.

“Sono certa che quest’opera farà chiacchierare a lungo i maldicenti”

Le Livre de la Cité des dames
Christine de Pizan, Paris, vers 1405.
BNF, Manuscrits, français 607, f. 3

 

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